“La delinquenza minorile può essere definita come la forma patologica della devianza minorile, comprendendo in essa tutte quelle condotte che, sanzionate dal codice penale, sono fortemente censurate dalla società, gravi o, se non gravi, ripetute nel tempo”, riporta il sito Treccani. Devianza giovanile e delinquenza minorile sono, dunque, realtà strettamente intrecciate.

Ma quali sono le cause di questi fenomeni? Quali sono le cause sociali e quali quelle individuali? Qual è il ruolo della politica all’interno di questo quadro? Per limitare questi fenomeni, è sufficiente aumentare le pene, come previsto dal decreto Caivano? Dopo un dibattito allargato e la lettura delle diverse posizioni a riguardo, alcuni appartenenti della 2Tuaf sono stati eletti in Parlamento, si sono riuniti in gruppi parlamentari e hanno deciso di dire la loro.

Gruppo 1:

Ultimamente, anche in aula, si parla spesso di baby gang e devianza giovanile, tanto che è stato presentato un decreto che vorrebbe gestire questi fenomeni: il decreto Caivano. Secondo la nostra opinione, questo decreto non è molto utile. In primo luogo perché la legge prevede norme più stringenti e rinchiudere dei minorenni in un carcere senza rieducarli o fare attività formative non migliora la loro crescita, non li rende pronti a non cadere di nuovo negli sbagli commessi in precedenza. In secondo luogo, come già detto, si rischia di far entrare questi adolescenti in un circolo vizioso, perché il carcere di solito inquina ogni futuro lavorativo lasciando aperta solo la strada della criminalità. 

Dall’altro lato molti sostengono che sia giusto punire gli sbagli individuali perché non si può passare inosservati di fronte a questi gravi e pericolosi comportamenti, che possono influenzare anche le persone appartenenti allo stesso contesto. A questa argomentazione è possibile rispondere che il problema della criminalità nasce appunto nel contesto e non solo nella responsabilità individuale. A questo punto uno stato deve chiedersi come limitare un contesto di criminalità e deve chiedersi se il carcere è in grado di togliere il minorenne da quell’ambiente deviato. La risposta è no. Anzi, il carcere compromette il suo futuro. Quindi possiamo dire che è giusto punire chi delinque ma con uno scopo formativo e non lasciandolo da solo pensando e sperando che cambi la sua mentalità.

Gruppo 2:

Oggi dovremmo parlare del decreto Caivano e del perché secondo noi è ingiusto. Lo scopo della giustizia è quello di fare qualcosa di utile per la società. Lo scopo della giustizia non è punire e basta. Di fronte a questo principio, le carceri italiane, invece di educare l’individuo, preferiscono punirlo, escludendolo e impedendogli di migliorarsi e capire dove ha sbagliato. Da questa tesi si capisce che il problema non è l’individuo ma la società e che il carcere non rieduca. Tutto ciò porta l’individuo a odiare la società e il sistema e, una volta uscito, a ripetere gli stessi sbagli. Ciò è causato dal malfunzionamento delle carceri e dal loro metodo rieducativo. Per questo il problema è vostro: non riuscite a comprendere che il problema è dello Stato e non della società. Non ha senso fare decreti punitivi se prima non si ha l’accortezza di investire i soldi per migliorare le carceri, comunità di recupero, centri sociali, centri di aggregazione, aiuti alle famiglie e centri per le tossicodipendenze. Uno stato deve agire sul contesto che genera criminalità quindi deve prevenire, iniziare a introdurre misure che hanno un effettivo funzionamento prima che si arrivi a conseguenze distruttive sul sistema della giustizia minorile.

Gruppo 3:

Signore e signori, parlamentari e magistrati, siamo qui riuniti oggi per discutere di un decreto il quale potrebbe mettere a rischio il futuro della società.

Il decreto Caivano mette in prigione indiscriminatamente tutti i giovani maggiori di 14 anni se vengono colti in flagrante a spacciare anche piccole quantità di stupefacenti, e non prende in considerazione che ciò che fanno potrebbe essere influenzato dal contesto degradato in cui si trovano. Sappiamo benissimo che non si può sempre dare la colpa al contesto in cui si trova il ragazzo e la giustizia si muove per responsabilità individuale.

Però c’è anche da prendere in considerazione che un minore non ha totale capacità di intendere e volere e di conseguenza il contesto altamente degradato in cui si trova può influire sulle decisioni del ragazzo. Pertanto noi crediamo che il decreto Caivano debba essere abolito poiché nocivo alla popolazione minorile e a lungo andare potrebbe anche creare scontento.

Gruppo 4:

Oggi siamo qui in Parlamento per contrastare il decreto Caivano. Perché lo facciamo? Perché non darà un futuro ai giovani, ai nostri figli e figli dei nostri figli, se manterremo le misure adottate da esso. Le misure introdotte da questo creano solo ragazzini che non sono nemmeno formati a pieno, sono ancora da educare. Voi quindi preferite far vivere a dei ragazzi che non hanno causato gravi reati o gravi danni al resto della popolazione, quell’esperienza del carcere? Avete vai provato a mettervi nei panni di queste persone? Non vogliamo dire che gli omicidi o in generale, reati gravi, non debbano essere puniti solo per il fatto che sono commessi da ragazzini. Vogliamo solo farvi capire che va bene punire, va bene essere rigidi, ma le cose non vengono risolte rinchiudendo dei minorenni senza nemmeno garantirgli dell’educazione.

Perché, invece che comportarci così e non preoccuparci realmente dei problemi, non investiamo soldi per rieducare questi ragazzi? Molti di loro, finendo in carcere, crescono con il pensiero che non avranno futuro e continuano con questa strada, non diventando rispettosi cittadini. Questa dinamica non fa che aggravare il danno dei loro reati: noi stiamo spingendo i questi giovani a continuare per questa strada. Così facendo, non si sta risolvendo il problema, ma si stanno alimentando persone possono diventare veri e propri criminali. Molti di loro vivono in famiglie con genitori che non riescono a gestire i propri figli o, in altri casi peggiori, non gli interessa nemmeno dei figli. Per questo questi minorenni hanno bisogno di figure, di persone che gli insegnino e possano fargli prendere una strada, fargli capire che hanno possibilità, anche loro, di avere una vita. Ci saranno sempre dei casi che non possono essere salvati, perché saranno loro stessi a non volerlo. Ma prendiamo il caso di un ragazzo che spaccia, in quel caso bisogna capire anche perché lo fa, può essere che succeda per aiutare i genitori con le spese di tutti i giorni, che con il lavoro che fanno non riescono a guadagnare abbastanza. In quel caso, perché punirlo in maniera così restrittiva? Perché invece non gli facciano capire che ci sono altri modi, perché non lo aiutiamo? Noi cosi non riduciamo la criminalità, ma la posticipiamo e le cose in futuro andranno peggio. Perciò questi sono i nostri pensieri, le nostre affermazioni e idee su questo decreto, spero potrete ascoltare queste ragioni e capire che alcuni di questi ragazzi hanno bisogno di aiuto, non di estreme punizioni.

Gruppo 5:

Egregi signori parlamentari, oggi siamo qui per discutere del nuovo decreto Caivano, che ha suscitato un acceso dibattito sulla sua efficacia e sulle sue conseguenze sociali. Noi troviamo giusto punire giovani ragazzi per le loro azioni criminali, ma un decreto impostato in questo modo si concentra eccessivamente sulla funzione punitiva della legge e non sulla sua utilità. Un testo così non previene la criminalità e non risolve davvero il problema, visto che in molti casi le strutture e il personale delle carceri non sono adeguati (infatti sarebbe meglio evitare il carcere e preferire la comunità).

Alcuni sostengono che una legislazione punitiva sia utile per ridurre la criminalità organizzata, perché incute timore verso i cittadini. Inoltre, alcuni credono anche che la sicurezza pubblica abbia priorità. Non siamo d’accordo con ciò, perché la paura che si applica nelle carceri minorili non è sufficiente e non è lo strumento giusto per limitare la criminalità. Infatti spesso è la pressione del contesto a vincere sulla paura: la maggior parte dei ragazzi di giovane età iniziano attività criminali a causa delle cattive influenze. Infine si deve sottolineare che un giorno saranno i giovani a sostituire gli adulti di adesso, quindi si deve cercare di fare il possibile per garantire loro un futuro “pulito”.

Gruppo 6:

Salve a tutti, oggi siamo qui per esporvi la nostra confutazione del decreto Caivano. Secondo noi la pena che viene data ai giovani è sproporzionata rispetto alla colpa che hanno commesso. Questi ragazzi sono minorenni e hanno meno capacità di capire del tutto l’atto che hanno veramente commesso, ma questo sicuramente non li giustifica. Dall’altro lato, tuttavia, fare leggi che facilitino l’incarcerazione non è adeguato, dato che non formerà i minori e non li spingerà a non ricommettere più questi atti, anche perché quando poi usciranno non sarà cambiato nulla per loro, e probabilmente rincominceranno a spacciare. Perciò sarebbe più giusto mandarli in luoghi dove ci siano delle persone pronte e disposte ad aiutarli. Molti ragazzi hanno avuto una situazione famigliare difficile o magari proprio non ce l’hanno una famiglia, molti vivono quartieri difficili, costretti quasi a fare questo stile di vita, non avendo altre scelte, anche perché si uniscono a compagnie che li portano sulla cattiva strada. Secondo noi la prevenzione sarebbe una scelta molto più utile per l’intera comunità e anche per i singoli ragazzi.

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